| Jacopo Turconi's profileIl Granatiere della Guar...PhotosBlogLists | Help |
Il Granatiere della Guardia(grognard) Ricordi di WaterlooI corazzieri francesi sono impegnati nella più grande carica di cavalleria di tutte le guerre napoleoniche. Queste sono le impressioni dell’alfiere inglese Gronow del 1° reggimento Guardie a Piedi: Nessuno dei presenti potrà mai dimenticare la spaventosa bellezza di quella carica che tutto travolgeva. Si scorgeva in lontananza qualcosa che sembrava una enorme, lunga linea in movimento che, continuando ad avanzare, risplendeva come una tempestosa onda marina quando riflette la luce solare. La schiera a cavallo avanzò finchè giunse abbastanza vicina, mentre la terra stessa pareva tremare sotto i colpi degli zoccoli. Si poteva pensare che niente avrebbe potuto resistere all’urto di questa terribile massa in movimento. Erano i famosi corazzieri, quasi tutti vecchi soldati che si erano distinti sulla maggior parte dei campi di battaglia europei. In un tempo incredibilmente breve furono a 20 metri da noi, gridando: “Vive l’Empereur!”. L’ordine di prepararsi a riceverli era stato dato, ogni uomo della prima fila si inginocchiò e una muraglia sfolgorante d’acciaio, tenuta insieme da salde mani, si oppose alla loro furia. Nel corso della battaglia le nostre formazioni presentavano uno spettacolo impressionante. All’interno di esse eravamo quasi soffocati dal fumo e dall’odore dei proiettili esplosi. Era impossibile spostarsi di una iarda senza calpestare qualche camerata ferito, o i corpi dei morti, e gli alti lamenti dei feriti e dei moribondi erano spaventosi.
Questa è invece l’opinione del colonnello Frazer: La cavalleria francese compì la più audace carica di cavalleria che io abbia mai visto: si impegnò per l’intera estensione della nostra linea. Nessuna cavalleria si comportò mai così nobilmente, nè fu ricevuta così fermamente da alcuna fanteria. Pregiudizi sfatatiNel 1815, dopo la Restaurazione, parlai [il narratore, Las Cases] con Betrand de Molleville, ex ministro della marina sotto Luigi XVI; uomo per varie ragioni notevolissimo e di molte qualità, il quale mi diceva: “Il vostro Buonaparte, il vostro Napoleone era un uomo veramente straordinario, bisogna ammetterlo. Come eravamo lontani dal conoscerlo dall’altra sponda! [allude all’Inghilterra, perché questi era emigrato con la Rivoluzione] Non potevamo negare l’evidenza delle sue vittorie, è vero; ma Genserico, Attila, Alarico avevano fatto altrettanto. Egli lasciava in me più l’impressione del terrore che dell’ammirazione. Ma da quando sono qui ho avuto il naso di mettere il naso nelle discussioni sul Codice Civile e da allora in poi ho nutrito per lui soltanto una profonda venerazione. Ma dove diavolo aveva potuto apprendere tutto ciò?…Ecco, ogni giorno scopro qualcosa di nuovo. Ah, signore, che uomo possedevate! In fede mia, non può trattarsi che di un prodigio!…”
L’Imperatore oggi ha incontrato Mme Balcombe, che si accompagnava con una giovane, Mme Stuart, che ritornava in Inghilterra da Bombay. Egli ha parlato con questa degli usi e dei costumi dell’India; degli incomodi dei viaggi per mare, specialmente per le donne; della Scozia e molto di Ossian. Nel frattempo alcuni schiavi , curvi sotto il carico di pesantissime casse, hanno attraversato la nostra strada; e poiché Mme Stuart li ha aspramente intimato di allontanarsi, l’Imperatore vi si è opposto esclamando: “Rispetto della fatica, signora!”. A queste parole ella, che non aveva mai smesso di osservare di nascosto i gesti e la fisionomia dell’Imperatore, si è lasciata scappare sottovoce alla vicina: “Dio mio, quanto sono diversi da quelli che mi erano stati descritti, il suo aspetto e il suo carattere!”.
Tratti dal Memoriale di Las Cases Cosa sarebbe successo se Mosca non fosse stata bruciata? Vostra Maestà pensava forse di potervisi acquartierare?"Senza dubbio, ha risposto l’Imperatore, e allora avrei dato lo spettacolo singolare di un’armata che svernava pacificamente in una nazione nemica che la circondava da ogni parte: sarebbe stato un vascello prigioniero dei ghiacci. Voi vi sareste trovati in Francia, privi per molti mesi di mie notizie, ma sareste stati tranquilli e ragionevoli; Cambacérès, come al solito, avrebbe diretto gli affari a nome mio e tutto sarebbe andato avanti come se io fossi stato presente. L’inferno in Russia avrebbe pesato su tutti; il torpore sarebbe stato generale e anche la primavera sarebbe tornata su tutti. Ognuno si sarebbe a un tratto risvegliato, e si sa bene che i Francesi sono più rapidi di chiunque altro. Al primo ritorno della bella stagione avrei marciato contro il nemico, lo avrei battuto, sarei stato padrone del suo Impero. Ma Alessandro, credetemi, non mi avrebbe ridotto a ciò; avrebbe accettato prima di tutto le condizioni che gli avessi dettato e allora la Francia avrebbe potuto finalmente iniziare a godere. E in realtà c’è mancato assai poco per questo! Poiché io ero là per combattere gli uomini in armi e non la natura infuriata: ho distrutto le armate ma non ho potuto vincere le fiamme, il gelo, il torpore, la morte! Il destino ha voluto essere più forte di me. Pur tuttavia, che disgrazia per la Francia, per l’Europa! La pace di Mosca compiva e terminava le mie imprese di guerra. Era, per la grande causa, la fine dei rischi e il principio della sicurezza. Un nuovo orizzonte appariva, nuovi lavori si sarebbero svolti, tutti intesi al benessere e alla prosperità generale. Il sistema europeo era ormai fondato; non si trattava più che di mantenerlo.! Soddisfatto su queste grandi basi, e tranquillo ovunque, avrei avuto anch’io il mio congresso e la mia santa alleanza. Sono idee che mi sono state rubate! In quella riunione di tutti i sovrani avremmo trattato i nostri interessi in famiglia e attuato la massima giustizia verso i nostri popoli. La causa del secolo era vinta, la rivoluzione compiuta; non si trattava più che di conciliarla con tutto quanto essa aveva distrutto. Ora, questa era l’opera mia: io l’avevo preparata da lunga data, a spese forse della mia popolarità. Non importa. Io diventavo l’arca dell’antica e della nuova alleanza, il mediatore naturale fra l’antico e il nuovo ordine di cose. Avevo i princìpi e la fiducia dell’uno e mi ero identificato con l’altro; appartenevo a tutti e due e avrei fatto in coscienza la parte di ciascuno.
<La mia gloria sarebbe stata nella mia equità>
Forti come eravamo, tutto ciò che avessimo concesso sarebbe sembrato grande e ci avrebbe meritato la riconoscenza dei popoli. Oggi quello che riusciranno a strappare non gli sembrerà mai abbastanza e non cesseranno di diffidare né di essere malcontenti. L’Europa sarebbe diventata ben presto un solo popolo, con lo stesso sistema ovunque: un codice europeo, una corte di cassazione europea, che risanasse tutti gli errori come la nostra ripara quelli dei tribunali, una stessa moneta sotto coniazioni differenti, gli stessi pesi, le stesse misure, le stesse leggi. Di ritorno in Francia in seno alla patria, grande, forte magnfica, tranquilla, gloriosa, avrei proclamato l’immutabilità dei suoi confini: ogni guerra futura puramente difensiva, ogni nuovo ingrandimento antinazionale. Avrei associato mio figlio all’Impero: la mia dittatura sarebbe finita e sarebbe cominciato il suo regno costituzionale. Parigi sarebbe stata la capitale del mondo e i Francesi l’invidia delle nazioni. I miei ozi, in seguito, e i giorni della mia vecchiaia, sarebbero stati consacrati, con l’Imperatrice e durante l’apprendistato legale di mio figlio, a visitare lentamente e come autentici coniugi campagnoli tutti i più riposti angoli dell’Impero, ricevendo ovunque lagnanze, riparando torti, disseminando per ogni dove monumenti e benefici!"
Tratto dal Memoriale di Sant'Elena Da "I miserabili" di Victor HugoWaterloo, 18 giugno 1815. L'esercito francese è in rotta e solo 3 battaglioni della Vecchia Guardia da 500 uomini, disposti in quadrato, assolvono il compito di formare una retroguardia per impedire che i nemici distruggano i resti dellla Grande Armata...
Alcuni quadrati della guardia, immobili nell'impetuosa corrente della disfatta, come le rocce nell'acqua che scorre, resistettero fino a notte. Scendeva la notte e, con lei, la morte; essi attesero la duplice ombra e, incrollabili, se ne lasciarono ravvolgere: ciascun reggimento, isolato dagli altri, rotto da ogni parte, periva per conto proprio. Per quest'azione estrema, alcuni avevan preso posizione sulle alture di Rossomme, altri nella pianura di Mont-Saint-Jean e colà, abbandonati, vinti e terribili, quei sinistri quadrati finivano in una grandiosa agonia. Ulma, Wagram, Jena e Friedland morivano con essi. Al crepuscolo, verso le nove di sera, sul limite inferiore della spianata di Mont-Saint-Jean, ne rimaneva uno. In quella valletta funesta, ai piedi di quel pendio superato dai corazzieri ed ora inondato dalle masse inglesi, sotto i fuochi convergenti della vittoriosa artiglieria nemica, sotto una spaventosa densità di proiettili, quel quadrato lottava. Era comandato da un oscuro ufficiale, chiamato Cambronne; ad ogni scarica, il quadrato si faceva più piccolo e rispondeva, ribattendo alla mitraglia colla fucileria e restringendo sempre più i suoi quattro muri. Da lungi i fuggiaschi, quando si fermavano a riprender fiato, udivano nelle tenebre quel sinistro tuono decrescente. Quando quella legione non fu più che un manipolo, quando la loro bandiera non fu più che un brandello, quando i loro fucili senza munizioni non furono più che bastoni e il mucchio dei morti fu più grande del gruppo dei vivi, vi fu fra i vincitori una specie di terrore sacro, intorno a quei sublimi moribondi, e l'artiglieria inglese, riprendendo fiato, tacque. Fu una specie di tregua. Quei combattenti avevano intorno ad essi come un formicolio di spettri, profili d'uomini a cavallo, nere sagome di cannoni, mentre attraverso le ruote e gli affusti scorgevano il cielo ormai sereno; la colossale testa da morto che gli eroi intravedono sempre, nel fumo dello sfondo della battaglia, andava avanzando su di essi e li guardava. Poterono sentire nell'ombra crepuscolare che venivan caricati i cannoni, mentre le micce accese, simili ad occhi di tigre nell'oscurità, formavano un cerchio intorno alle loro teste e tutti i cannonieri delle batterie inglesi s'avvicinavano ai cannoni; ed allora, commosso, tenendo sospeso su quegli uomini il minuto supremo, un generale inglese, Colville secondo alcuni, Maitland secondo altri, gridò loro: "Arrendetevi, valorosi francesi!" Cambronne rispose: "Merda!" Poiché il lettore francese ci tiene ad essere rispettato, la parola forse più bella che un francese abbia mai detto non può essergli ripetuta. È vietato scaricare il sublime nella storia; ma, a nostro rischio, infrangiamo questo divieto. Dunque, fra tutti quei giganti vi fu un titano, Cambronne. Dire queste parole, e poi morire. Cosa c'è di più grande? Poiché voler morire è morire e non fu colpa sua se quell'uomo, mitragliato, sopravvisse.
Da "Il grande dittatore" di Charlie ChaplinMi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore: non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, uomini neri o bianchi.
Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotto a passo dell'oca fra le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi, la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci servono bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno ravvicinato le genti: la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono io dico: non disperate. L'avidità che ci comanda è solo un mezzo passeggero, l'amarezza di coloro che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo: qualunque mezzo usino, la libertà non può essere soppressa! Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senz'anima, uomini-macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore!
Voi non siete macchine, non siete bestie: siete uomini! Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore!
Voi non odiate: coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui!
Soldati! Non difendete la schiavitù ma la libertà! Ricordate, nel vangelo di di san Luca è scritto che il regno di Dio è nel cuore dell'uomo, non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti voi. Voi, il popolo, avete il potere di creare le macchine!
Voi, il popolo, avete la forza di creare la felicità!
Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura! Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti e combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini un lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza! Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere! Mentivano: non hanno mantenuto quella promessa e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo: allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, ed eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere! Soldati, in nome della democrazia, siate tutti uniti!!!
|
||||
|
|
||||
|
|